Contro il cancro e contro i pregiudizi. Le istantanee da Locri – VIDEO
«Quando si ha una patologia severa è fondamentale essere supportati anche psicologicamente. Per riconquistare la propria dignità di malato»

«Tempi record per un’opera nel pubblico» aveva promesso il presidente dell’associazione modenese “Angela Serra”, Massimo Federico, promotore del nuovo polo oncologico di Locri. Un esempio virtuoso di pubblico e privato, inaugurato lo scorso gennaio, che consente visite e controlli ambulatoriali, day hospital per l’infusione dei farmaci e la degenza. A dirigere la nuova struttura, nata per arginare l’emigrazione sanitaria, Fabiola Rizzuto.
«Andavo su e giù anche tre volte al mese per visite ed esami»
«Il mio percorso è iniziato dieci anni fa, quando ho scoperto di avere un carcinoma al colon. La notizia è stata una vera e propria valanga, un peso enorme da affrontare». Inizia così il racconto di resilienza di Emiliana Flamingo che operata a Milano deve trovare il coraggio necessario per affrontare la seconda cattiva notizia: «Circa otto-dieci mesi dopo, su indicazione dei medici, ho fatto una pet che ha rilevato un altro tumore, questa volta al femore. Così siamo ripartiti per Milano dove ho subito un altro intervento, molto più complesso. Dal 2015 al 2016 sono seguiti i follow-up, inizialmente a Roma presso il Lifo Regina Elena, per comodità logistica». Emiliana descrive i continui viaggi che l’hanno messa a dura prova: «Andavo su e giù anche tre volte al mese per visite ed esami, un percorso molto stressante fisicamente e psicologicamente, dovendo lasciare anche i miei figli. Ad un certo punto sono partita da sola, anche per motivi economici, affrontando tutto con forza. Lo scorso anno ho deciso di fare il mio primo accesso al reparto di oncologia dell’ospedale di Locri. Avevo già provato anni prima, ma fui trattata con freddezza, quasi con indifferenza. Ho fatto una prima visita con la dottoressa Rizzuto, attuale direttrice del reparto.» Emiliana da novembre è in cura nel nuovo polo oncologico, nel cuore della Locride, dove ha trovato competenza e umanità: «Quando si ha una patologia severa, consapevoli anche del possibile epilogo, è fondamentale essere supportati anche psicologicamente. Riconquistare la propria dignità di malato è, per me, la cosa più importante».
«Ero molto spaventata, perché tutti parlano male degli ospedali calabresi»
«Tutto è iniziato nel 2022 quasi per caso dopo un esame di routine fatto fuori dalla Calabria. Devo ammettere che allora preferivo andare fuori regione anche per una mammografia.» Nell’incipit del racconto di Alessia Saporito è evidente la diffidenza diffusa verso la sanità calabrese. «Scoprii di avere un carcinoma al seno, una delle forme più aggressive. La malattia era già in uno stadio avanzato e non era possibile operare subito. Mi proposero la chemioterapia. Titubante non sapevo se iniziare la cura in Sicilia, dove avevo ricevuto la diagnosi, oppure in Calabria. Ma dopo aver valutato benefici e sacrifici, ho scelto di curarmi a Locri». Nonostante il dilemma, Alessia decide di avviare il suo percorso di cure a Locri. «La decisione è stata dettata dal desiderio di stare vicino alla mia famiglia, tornare a casa ogni sera e sentire l’abbraccio delle mie figlie. Ero molto spaventata, perché tutti parlano male degli ospedali calabresi e dell’ospedale di Locri in particolar modo. Invece qui ho conosciuto medici competenti e infermieri bravissimi. Mi sono sentita come a casa, durante ogni seduta di chemioterapia.» L’umanità del personale di Locri è fondamentale nel percorso di cure di Alessia che aggiunge «Affrontare una chemio, soprattutto per una donna, non è semplice: la perdita dei capelli e gli effetti collaterali lasciano un segno profondo. Essere circondata da un’ambiente accogliente e rassicurante è stato un grande aiuto. Sono tornata a Taormina per l’intervento, ma continuo il mio percorso di cure a Locri».
«Mi sento davvero a casa. Qui mi sento accolta e protetta»
«Qui a Locri ho scoperto di avere un tumore al colon e nonostante i miei figli volessero portarmi a Milano, ho deciso di rimanere qui. La dottoressa Rizzuto è molto competente e questo mi ha dato grande serenità». La fiducia e la dimensione umana hanno pesato sulla decisione di Renata Furia che aggiunge «Il reparto oncologico è curato e non sembra nemmeno di stare in un ospedale. Mi sento davvero a casa. Qui mi sento accolta e protetta».
«È così vicina a noi che a volte sembra quasi una di famiglia»»
«Da due anni accompagno mio marito nel suo percorso terapeutico qui, all’ospedale di Locri, dove ci sentiamo come in famiglia. Siamo davvero contenti e, per fortuna, si registrano anche i primi risultati positivi». Carla Sansalone è la moglie di un paziente in cura a Locri. «La dottoressa Rizzuto non è soltanto un medico, è diventata un’amica. È così vicina a noi che a volte sembra quasi una di famiglia». (redazione@corrierecal.it)
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