Il secolo di Rita Pisano, la “sindachessa” del Pci che fu osteggiata dal suo stesso partito (vi ricorda qualcosa?)
Il ritratto che le fece Picasso è forse l’episodio meno formidabile della sua vita. Femminista nelle azioni, fece scandalo allattando il figlio in Consiglio. Un ricordo nel centenario della nascita

COSENZA Espulsa dal partito, fa una lista autonoma e vince. No, non è il titolo di una notizia che racconta la storia di una candidata dei nostri giorni – preferibilmente di centrosinistra –, ma una vicenda di mezzo secolo fa. Prima Repubblica in purezza, quando le donne in politica e tanto più nelle istituzioni facevano davvero notizia. Il prossimo Ferragosto ricorreranno i cento anni della sua nascita, ma il 31 gennaio appena trascorso era anche l’anniversario della sua morte: nel 1984 Cosenza, la Presila e la Calabria – e soprattutto la politica e le istituzioni, appunto – perdevano Rita Pisano. Sindaca Pci di Pedace per 4 mandati consecutivi (1964/1984) e consigliera comunale di Cosenza, è la donna che di ritorno dalla Conferenza di Parigi (1949) con il cosentino Ciardullo incontra a Roma, nello storico Caffè Piperno di Monte de’ Cenci, Pablo Picasso che per lei farà un ritratto passato alla storia anzi alla leggenda, con tanto di mistero sulla fine che quel quadro ha fatto (in questo articolo del Corriere della Calabria si ripercorre tutta la vicenda). Eppure non è detto che quel disegno sia il passaggio più importante della sua esistenza.
«Espulsi dal Pci», titola Il Giornale di Calabria il 20 aprile 1975 e sembra di leggere le cronache politiche dei nostri giorni che appena ieri sera registravano nel “campo largo” cosentino l’ultima puntata della serie horror-fantasy, oppure la mente va alle vicende di Doris Lo Moro a Lamezia; poi, dieci giorni dopo, il quotidiano di Piano Lago torna sul caso e lo aggiorna: Lista comunista autonoma capeggiata da Rita Pisano. Cos’è successo? Che «nelle stanze oscure della federazione» non volevano ricandidarla ma – ha raccontato sabato scorso a Palazzo dei Bruzi un collaboratore di Rita Pisano nel corso di una iniziativa organizzata dall’amministrazione comunale – ci fu una rivolta di popolo a Pedace. E Rita si ricandidò. E naturalmente fu rieletta.
Era un animale politico che catalizzava consensi prima che preferenze, quando la militanza non era soltanto raccolta di voti come oggi. Non fu un caso che a metà anni Settanta, Pisano ebbe offerte anche da Giacomo Mancini, che nello scouting vedeva lungo (e prima degli altri) e infatti un quarto di secolo dopo avrebbe designato una donna alla guida di Palazzo dei Bruzi, Eva Catizone.
Donna di popolo (popolare ma non populista ha detto suo figlio, Giuseppe Giudiceandrea, nel corso della cerimonia di sabato), Rita Pisano, e di partito: alle politiche del 1976 – quelle dell’exploit del Partito comunista di Berlinguer – chiama a raccolta il suo “popolo” per la campagna elettorale: si va a bussare casa per casa e il Pci a Pedace prende 1.121 voti.
Ora Cosenza si prepara a celebrarne il centenario della nascita, anche con il nuovo asilo di Serra Spiga (quello vecchio è irrecuperabile) intitolato a lei: c’erano già una strada di San Vito Alto e la sala stampa del consiglio regionale, dove il 7 febbraio 2019 l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, presente alla cerimonia, parla di lei come di una «donna senza paura e piena di convinzioni che ha lottato molto contro i pregiudizi, sia come donna, sia perché meridionale».
In questo 2026 “pisaniano” dovrebbero tornare anche gli Incontri Silani ideati da Rita Pisano, per come annunciato l’altro ieri a Palazzo dei Bruzi da Francesca Pisani, sindaca di Casali del Manco comune nato dalla fusione proprio di Pedace con Casole Bruzio, Serra Pedace, Spezzano Piccolo e Trenta. Un altro cerchio che si chiude, anzi due: una sindaca donna che aggiorna l’impegno di un suo “predecessore” (ci si scusi il genere ma non esiste il corrispettivo femminile).
Rita Pisano fu tra le altre, mille cose, fondatrice di una biblioteca femminile: ora, dalla casa editrice tutta a guida rosa Pecore Nere, uscirà un libro di Rosalba Baldino e Assunta Morrone; ad aggiornare le pubblicazioni precedenti: nella bibliografia a tema non possono mancare assolutamente i titoli del marito Giovambattista Tommaso Giudiceandrea (Lettere ai figli, Calabria Letteraria Editrice 1998; Lettere ai figli, 2a parte, Associazione Culturale Brutium, Cosenza 2012). Da L’ape furibonda: undici donne di carattere in Calabria (di Claudio Cavaliere, Romano Pitaro, Bruno Gemelli, Rubbettino 2018) furono ricavate le informazioni per la serie tv Rai in cui Rocio Munoz Morales è Rita Pisano.
Femminista nei fatti, lei pretendeva di essere chiamata “sindachessa”. Un aneddoto su tutti: in sala consiliare, in quello stesso Palazzo dei Bruzi che l’ha appena celebrata, allattava Antonello negli anni 70, facendo scandalo. Una bazzecola per chi, poco più che adolescente, aiutò i compagni a nascondere Pietro Ingrao nella Sila durante la Resistenza.

In un sabato pomeriggio di pioggia battente, la sala consiliare di Cosenza (foto in alto) era traboccante, e nessuno se n’è andato prima, come accade sempre, una volta che ci si è fatti vedere dagli organizzatori di eventi pallosi e senz’anima. La foto che campeggia dietro i relatori è incredibilmente somigliante al ritratto di Anna Iberti, la donna che il 2 giugno 1946 presterà il suo volto alla prima pagina del Corriere della Sera che titola «E’ nata la Repubblica Italiana». Corsi e ricorsi, rimpianti e lacrime. Un bel momento di alta politica pensando ai nani odierni che non hanno nemmeno la creanza di poggiarsi sulle spalle dei giganti (e le gigantesse) del passato. (e.furia@corrierecal.it)
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