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una strada, tante storie/3

Cosenza, chiude l’unico cinema parrocchiale della città: ora via Trento è un po’ più spoglia

Il San Nicola è stato per anni uno dei simboli di questa piccola arteria del centro che porta al quartiere Rivocati e ospita insegne storiche

Pubblicato il: 06/06/2026 – 20:10
di Eugenio Furia
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Cosenza, chiude l’unico cinema parrocchiale della città: ora via Trento è un po’ più spoglia

COSENZA È stata per anni, e fino a qualche giorno fa, l’unica sala cinematografica parrocchiale di Cosenza, un polo di diffusione della settima arte che in città come Roma, Milano e Bologna vanta una rete vastissima. Adesso il cinema San Nicola ha davvero spento i riflettori: le maestranze hanno finito in queste ore di svuotare la struttura liberandola di tutte le attrezzature, dal momento che a fine giugno scadrà il contratto a capo del gruppo Citrigno (CGC) che in città conta anche sull’omonima sala di via Adige e nel volgere di un anno ha ampliato la propria offerta prima guardando a nord (e all’innovazione) con la gestione della sala Unical (adiacente al Tau) poi puntando sulla tradizione con la riapertura del sipario del cineteatro Italia Tieri, adesso pienamente operativo con una programmazione autonoma che raccoglie in un certo senso il testimone del cinema appena chiuso.
In tutto questo ridisegno di sale, il San Nicola – che giovedì prossimo 11 giugno ospiterà l’evento di punta della rassegna Modamovie nell’edizione del trentennale – dal primo luglio torna dunque di proprietà della parrocchia: l’ultimo film in programmazione è stato Digger di Alejandro González Iñárritu mentre il 26 maggio ha chiuso con Lo straniero di François Ozon la meritoria rassegna d’essai AltriSguardi curata da FalsoMovimento, una perla di passione e consapevolezza nella città che – sempre di martedì – in tempi non sospetti, erano i pieni anni 90, ospitava cartelloni di altrettanta qualità, lontani dai titoli da cassetta nel (fu) cinema Modernissimo di corso Mazzini, oggi convertito a locale della movida. Segno dei tempi.

Il San Nicola, oltre che sala cinematografica, è stato un luogo ideale per eventi e congressi e chissà che non resterà questa inclinazione in una Cosenza dove gli spazi pubblici sono sempre meno: in questo la sfida della nuova fase sarà quella di garantire la sicurezza strutturale del grande locale ipogeo a rischio abbandono oltre che umidità.
Certo è che uno dei simboli di via Trento, se non sparisce, quantomeno cambia.

Una “vineddra” ai margini del salotto

Centralissima eppure non sempre nelle mappe dei cosentini, via Trento è la sorella minore e meno conosciuta di viale Trieste che da poco si è rifatta il trucco per l’arrivo del Giro d’Italia.
È una piccola arteria a ridosso dell’isola pedonale e ospita negozi storici come Monaco & Scervino e la vicina ferramenta di Giuseppe Rovito o altre attività oggi purtroppo spente come la tappezzeria di Totonno Lombardi, che nel suo antro buio e polveroso lavorava sempre meno i tessuti e sempre di più le parole, producendo i muttetti ovvero sonetti in vernacolo (i mitologici Fogli Volanti firmati con lo pseudonimo Santachiara) poi dati alle stampe e declamati a chiunque andasse a fargli visita: da quando Lombardi è morto, a ottant’anni, nell’aprile 2017, quella saracinesca abbassata trasmette un senso di mestizia soprattutto per chi ricollega la sua figura ai tempi del circolo Mondo Nuovo di cui fu tra i fondatori e animatori.
Sono piccole storie quotidiane che raccontano una città minuta che, lungi da passatismi e nostalgie, oggi vive in luoghi e forme diverse di aggregazione pure nei tempi della polverizzazione dei rapporti umani: lo spirito di questa rubrica è raccontare tutto questo. Nel quasi anonimato delle sue poche decine di metri, via Trento mantiene quest’anima autentica di stradina sonnecchiante eppure carica di operosità: quanto basta per farne la perfetta “vineddra” che per i cosentini è la piccola vena, l’arteria appunto, nondimeno pulsante di vita propria nel dedalo di strade di un centro che appena un secolo fa era periferia nord rispetto alla città vecchia, quando corso Mazzini era lo stradone d’ingresso da sud o di passaggio verso nord attraverso la cosiddetta via Nazionale (la consolare era la via Popilia accanto alla quale correva la strada ferrata oggi ricalcata da viale Mancini), e un distributore di benzina oggi sparito a favore di un marciapiede più ampio racconta quei tempi in cui l’attuale isola pedonale si percorreva addirittura a doppio senso di marcia.

Sempre su via Trento, all’intersezione con via Davide Andreotti e vico II Riforma, a pochi metri dalla lapide che ricorda Suor Elena Aiello ecco l’ex palazzotto liberty del 1912 che, proprio di fronte al San Nicola, aveva ospitato prima un Casinò poi una banca: da 4 anni è sede del Grande Oriente d’Italia, mentre a qualche decina di metri di distanza un altro palazzo maestoso che fino a poco tempo fu sede della Banca d’Italia, ospita una scuola paritaria. Via Trento sfiora luoghi ed edifici altrettanto storici come la vecchia sede del geometra, il Gran Cafè Renzelli e il dirimpettaio palazzo brutalista del Banco di Napoli nell’intersezione di corso Umberto: da qui partì per un certo periodo la Coppa Sila, gara automobilistica leggendaria di cui restano foto giallo seppia e un’aneddotica infinita. Scene da riavvolgere nella memoria, proprio come una delle tante pellicole che abbiamo visto al cinema San Nicola e sanno già oggi di un passato lontanissimo. (e.furia@corrierecal.it)

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