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I rapporti di Lobello con i clan: le intercettazioni e le dichiarazioni dei pentiti che “inchiodano” l’imprenditore

I riscontri già emersi dall’operazione “Basso profilo”: dai rapporti con Antonio Gallo e il suo braccio destro De Luca, alle lamentele per i subappalti. E poi le dichiarazioni del collaboratore Gen…

Pubblicato il: 14/03/2021 – 9:36
di Giorgio Curcio
I rapporti di Lobello con i clan: le intercettazioni e le dichiarazioni dei pentiti che “inchiodano” l’imprenditore

CATANZARO Pur «non facendone parte» è accusato di «concorrere nell’associazione di ‘ndrangheta denominata cosca Arena». L’ipotesi accusatoria formulata ai danni dell’imprenditore Giuseppe Lobello, coinvolto nel blitz della GdF dello scorso 11 marzo che ha portato all’arresto di sei persone finite ai domiciliari e una in carcere, è sostenuta dalle risultanze investigative già emerse dalla nota della Direzione investigativa antimafia, sfociate nell’operazione “Basso profilo” della Dda di Catanzaro. Si tratta di ricostruzioni di particolare rilevanza perché confermerebbero «la capacità di Lobello – scrivono nella richiesta i sostituti procuratori Veronica Calcagno e Debora Rizza – di interloquire abitualmente con gli esponenti di vertice della criminalità organizzata per espandere la propria attività di impresa. In particolare, sono stati accertati incontri di Giuseppe Lobello con Vincenzo De Luca (braccio destro di Antonio Gallo), Mario Ferrazzo alias “Topolino”, Carmine Falcone e Andrea Leone, nonché la conoscenza di Giuseppe Lobello con Antonio Gallo». Intanto, proprio ieri, Giuseppe Lobello, accompagnato dagli avvocati Enzo De Caro ed Armodio Migali, ha risposto a tutte le domande nell’interrogatorio davanti ai giudici, chiarendo la propria posizione.

I rapporti con Antonio Gallo

Ma che Pino Lobello, imprenditore definito “intoccabile”, si intrattenesse in compagnia di Vincenzo De Luca, risulta da una conversazione captata dagli inquirenti tra lo stesso Antonio Gallo, accusato di essere vicino alle cosche di San Leonardo di Cutro, e Luciano D’Alessandro, figlio di Ercole, finanziere in pensione e coinvolto anche lui nel blitz “Basso profilo”. Un’ulteriore conferma per gli inquirenti che Lobello avesse dei legami molto stretti con Gallo arriva il 26 ottobre 2018, quando sono Carmine Falcone e Andrea Leone a cercare Pino Lobello nel suo cementificio a Simeri Mare. I due, non trovandolo e non riuscendo a rintracciarlo telefonicamente, decidono di contattare proprio Vincenzo De Luca, chiedendogli se fosse insieme a Lobello. «…mi sembrava che ti eri preso il caffè con gli imprenditori di Catanzaro Lido che ne sto cercando uno e non lo trovo stamattina… niente…» dice Andrea Leone mentre parla al telefono con De Luca, che risponde: «L’ho sentito, all’impianto era (…) o cammina con la Smart o con l’Alfa, allora nell’ufficio vedi che è».

Le “lamentele” di Lobello

Nel corso dell’attività investigativa era emerso inoltre come Pino Lobello si fosse rivolto tanto a Carmine Falcone quanto a Mario Donato Ferrazzo per i lavori di Antonio Gallo aveva svolto presso la Centrale Edison di Simeri, pretendendo che gli venissero subappaltati parte dei lavori, considerando Simeri Crichi territorio di sua pertinenza. Lo riferisce, in particolare, lo stesso Antonio Gallo in una telefonata captata dagli inquirenti e in cui discute con il suo legale. Le lamentele di Lobello erano state respinte sia da Falcone che da Ferrazzo, che riconoscevano in Antonio Gallo l’imprenditore del momento. «Poi ti racconto che ha fatto quel cane malato» dice Gallo all’avvocato. «Ho incontrato a Carmine (Falcone ndr) mi ha mandato a chiamarmi. È andato a Mesoraca e Carmine gli ha detto vedi che Antonio è una persona di linea (…) poi è andato da Topolino, la stessa cosa… gli ha detto a me non mi riguarda».

La “relazione pericolosa”

Gli inquirenti registrano, inoltre, un incontro avvenuto tra Andrea Leone e lo stesso Pino Lobello il 14 dicembre 2018, nel corso del quale i due due commentavano la relazione sentimentale tra Antonio Gallo e Glenda Giglio – considerata pericolosa – tanto che proprio Lobello riferiva di non fidarsi più di Gallo: «per questo ti dico che discorsi…trattative… non ne puoi fate più con lui… lo devi rispettare. Lo devi rispettare, quando lo vedi, lo saluti, lo fai, vai a prenderti il caffè ma discorsi zero poiché è instabile». Una conversazione ritenuta particolarmente significativa da parte degli inquirenti perché «attesta la profonda conoscenza da parte di Giuseppe Lobello dello stesso Antonio Gallo, delle sue attività e delle dinamiche criminali».

Le dichiarazioni di Gennaro Pulice

Ad “inchiodare” l’imprenditore Pino Lobello ci sarebbero poi le dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia e che confermerebbero, secondo gli inquirenti, quanto già è emerso nel corso dell’attività investigativa. Tra loro c’è Gennaro Pulice, storico esponente del clan di Lamezia Terme Iannazzo-Cannizzaro-Da Ponte e collaboratore ritenuto attendibile ormai da tempo. Gennaro Pulice ha parlato dei Lobello, di “Peppe” come gruppo imprenditoriale «gravitante attorno alla famiglia di ‘ndrangheta degli Arena di Isola Capo Rizzuto, Mazzagatti di Oppido Mamertina, vicino ad un altro imprenditore del clan Grande-Aracri, Romolo Villirillo, e agli imprenditore Gigliotti, referente dei Trapasso di San Leonardo di Cutro». «…comunque il complesso residenziale è “Paradiso”, c’è anche un Hotel. E lì tutti i lavori sono stati fatti dai Mazzagatti» racconta Pulice agli inquirenti, confermando poi come il materiale (il cemento) fosse stato fornito dai Lobello. «Guarda, stiamo facendo questi lavori e li stiamo facendo con Lobello. Adesso li stiamo facendo noi, quando poi Lobello fa i lavori verso magari Cutro, se la vede con quelli di Cutro, se li dovesse fare a Lametia se la vede…, era comunque un imprenditore». Questo il racconto di Pulice agli inquirenti, riferendo un discorso avuto proprio con un nipote della famiglia Mazzagatti. Lo stesso Pulice poi descrive i vantaggi e gli svantaggi degli imprenditori a “collaborare” con le cosche: «Ti faccio lavorare, perché sonò mi bruci l’escavatore e quindi in quel caso c’è lo svantaggio. In altri casi il vantaggio di ricevere il materiale a prezzi più bassi. Perché? Perché noi facevamo comunque i cosiddetti – noi li chiamavamo i paglioni – le cosiddette truffe e quindi avevamo poi il materiale a meta prezzo, serviva la fattura maggiorata. Quindi io ti do il materiale, non lo so, il materiale che costa venti te Io do a dieci, però ti faccio la fattura a venti, poi turni restituisci il contante. Cioè era tutto, comunque, un giro e una serie di vantaggi che poi uno ha. Ma io penso che l’imprenditore il vantaggio principale che ha è quello di, innanzitutto, di non avere problemi sui cantieri, nessuno, magari il balordo che gli va a rubare il gasolio piuttosto che gli va a rubare il legname piuttosto che il cantiere non ha… io non ho mai visto in Calabria un cantiere con la vigilanza». (redazione@corrierecal.it)

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