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Statale 106, in poche settimane una strage annunciata: sette vittime e l’incognita della sicurezza

Sette persone hanno perso la vita nel tratto Sibari-Crotone negli ultimi giorni. A Calopezzati, il sindaco denuncia «473 infrazioni in 8 ore»

Pubblicato il: 02/08/2022 – 21:10
di Luca Latella
Statale 106, in poche settimane una strage annunciata: sette vittime e l’incognita della sicurezza

CALOPEZZATI La statale 106 in queste ultime settimane continua a mietere vittime con numeri mai raggiunti prima d’ora. Nel solo tratto Sibarita-Crotonese hanno perso la vita in pochi giorni un motociclista 60enne a Calopezzati, un camionista a Trebisacce, una 72enne a Mirto, due giovani a Cirò Marina, e oggi due coniugi sulla sessantina di Nova Siri tra Villapiana e Trebisacce.
L’argomento sicurezza si fa, quindi, sempre più stringente, nonostante la politica continui a perdere tempo prezioso, impantanata nelle sabbie mobili delle polemiche, delle primogeniture, mancando di coesione e azioni politiche condivise anche sui grandi temi territoriali come può essere quello della statale 106. E tutto questo mentre la gente continua a morire, inesorabilmente, anche a causa della scarsa sicurezza – ad esempio – di uno dei tratti più pericoli tra i 490 chilometri dell’arteria: quelli da Rossano a Cirò Marina, con punti in cui la carreggiata non è larga più di sei metri. Imbuti e strozzature da paura, soprattutto se sull’altra corsia si incrocia uno dei tantissimi mezzi pesanti che transitano sulla “strada della morte”. Per non parlare, poi, delle difficoltà e del traffico che aumenta dismisura quando si attraversano i popolosi centri abitati come Mirto, Mandatoriccio, Pietrapaola, Cariati e Torretta di Crucoli.
Ogni chilometro, insomma, conta decine di innesti, traverse, ingressi in esercizi commerciali, biciclette, bambini che giocano a pochi metri da quella strada, percepita tra le comunità che attraversa, come la “via principale del paese”, senza considerare che comunque si tratta di una arteria a lunga percorrenza.

I deterrenti

Serviranno, quindi, i deterrenti utili a calmierare la velocità delle migliaia di veicoli che ogni giorno solcano la statale 106? O vengono percepiti solo come un mezzo per fare cassa? Agli automobilisti la sentenza.
Il tutor a sud di Crosia, prima di giungere a Calopezzati, è stato installato qualche anno fa in un tratto tra i più stretti in senso assoluto. La velocità massima è di 60 km/h.
Da ieri, ancora, è attivo il primo “scout speed” mobile nel comune di Calopezzati. «Prevenire è meglio che… piangere» dice il sindaco Antonello Edoardo Giudiceandrea. Qualche giorno fa ha annunciato l’operazione e oggi ne ha svelato i primissimi risultati ad appena un giorno di attività.
«Per prevenire gli incidenti causati dall’alta velocità dei veicoli, nel tratto di competenza del Comune di Calopezzati della strada statale 106 opererà un veicolo dotato del sistema Scout Speed. Sempre sullo stesso tratto verrà installato un sistema di attraversamento ad alta visibilità denominato “Pedone Sicuro”. Prevenire è meglio che… piangere», aveva detto il primo cittadino di Calopezzati nei giorni scorsi.

Giudeceandrea: «In un solo giorno 473 infrazioni con punte di 134 km/h»

Ieri, il primo bilancio. «L’attività di prevenzione – ha spiegato Antonello Edoardo Giudiceandrea – ha avuto inizio con l’apposizione di ulteriori dieci cartelli che segnalano la presenza dell’auto che rileva la velocità in modo dinamico. L’attività di controllo, svoltasi dalle 9 alle 13,40 e dalle 17 alle 21, ha consentito l’accertamento di ben 473 violazioni al limite di velocità di 50 km/h, vigente nei centri urbani. Purtroppo, oltre al gran numero di violazioni, abbiamo rilevato scostamenti molto alti dal limite consentito, fino alla punta massima di 134 km/h (in punti in cui il limite è 50 chilometri l’ora e con tanti attraversamenti pedonali, ndr) che significa morte sicura per un eventuale malcapitato pedone che dovesse trovarsi sulla sede stradale. L’attività di prevenzione continuerà fino a che non avremo transiti sicuri nel nostro Comune. Prevenire – ha concluso Giudeceandrea con l’ormai solito refrain – è meglio che… piangere».
Prevenire, dunque, è meglio che piangere dopo l’ennesima tragedia? Al buon senso – non resta altro che quello – dei conducenti. (l.latella@corrierecal.it)

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