Ultimo aggiornamento alle 11:18
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 9 minuti
Cambia colore:
 

futuri possibili

Aiello: «Fuga dalla Calabria? L’esodo non risparmia i grandi centri»

Il docente di Politica Economica dell’Unical lancia l’allarme sul crollo demografico: «Senza strategie mirate regione destinata a diventare sempre più piccola, sempre più povera e sempre più assist…

Pubblicato il: 07/04/2024 – 7:01
di Roberto De Santo
Aiello: «Fuga dalla Calabria? L’esodo non risparmia i grandi centri»

RENDE L’inverno non sembra essere passato sul fronte demografico. Anzi. Per la Calabria al crollo delle nascite si somma un fenomeno di migrazione interna tra regioni che colpisce particolarmente la regione. Finendo per incrementare ancor più il livello di impoverimento complessivo del tessuto socio-economico regionale. Con una forte ipoteca sul futuro della Calabria.
Soprattutto perché il fenomeno della fuga dalla regione è una caratteristica particolarmente diffusa nella fascia compresa tra i 18 e i 39 anni. In dieci anni questa fetta della popolazione – che ricordiamo è quella più importante in termini di produttività e di sviluppo delle potenzialità future della regione – ha registrato un incremento di trasferimenti fuori dai confini regionali decisamente consistente. Quasi un quarto dei giovani ha fatto letteralmente la valigia ed è fuggita via dalla regione. Per dare la dimensione del fenomeno, sei calabresi su dieci che hanno lasciato la Calabria rientrano in questa fascia di età.
Dunque hanno scelto di abbandonare il territorio anche per proseguire la crescita formativa e scommettere sul proprio futuro fuori dalla regione. Ma c’è di più, in termini negativi per la Calabria: la fuga è stata generalizzata, nel senso che ha interessato tutto il territorio. Certo in qualche modo più accentuata nelle aree periferiche o ultraperiferiche della Calabria, ma l’esodo non ha risparmiato neppure i capoluoghi ed i grandi centro della regione. A dimostrazione della pericolosità che il fenomeno rappresenta per il destino futuro della Calabria. Una vera e propria ipoteca su qualsiasi ipotesi di politica di sviluppo del territorio. Ne è consapevole Francesco Aiello professore ordinario di “Politica Economica” al Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza “Giovanni Anania” dell’Università della Calabria e fondatore di OpenCalabria.com, una piattaforma digitale dedicata all’analisi economica dello sviluppo della Calabria.

Francesco Aiello, docente di “Politica Economica” all’Università della Calabria

Calabria sempre più alle prese con il gelo demografico. Perché questo crollo nelle nascite?
«La diminuzione delle nascite in Calabria è influenzata da molteplici fattori, tra cui la precarietà lavorativa, i costi elevati per l’educazione dei figli, l’allungarsi dei tempi di formazione. Inoltre, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro ha ritardato o ridotto le nascite. Questa trasformazione dei modelli sociali è un fenomeno positivo, indicativo di progresso nell’equità di genere e nell’empowerment femminile. Tuttavia, è intimamente connessa alle responsabilità familiari e alla disponibilità di strutture di supporto, come servizi per l’infanzia. Nel 2022, il tasso di occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni varia significativamente a seconda del contesto culturale e della disponibilità di servizi. Questi divari dovrebbero essere colmati mediante il potenziamento dei servizi per la prima infanzia e politiche a sostegno della genitorialità, specialmente in regioni, come la Calabria, dove sono carenti».

La cittadella regionale “Jole Santelli”, sede della Regione Calabria

Su questi aspetti che citava, vi è solo una responsabilità politica o c’è dell’altro?
«La responsabilità politica è innegabile. Si pensi, per esempio, all’amministrazione delle risorse pubbliche che ha spesso trascurato la qualità della spesa, privilegiando, invece, attività mirate ad ottenere consenso elettorale. Ripetuti sono i cicli elettorali della spesa pubblica che in Calabria hanno destinato ingenti risorse a settori popolari come la sanità, il pubblico impiego, a investimenti privati avulsi dal contesto, a faraoniche infrastrutture improduttive, con l’obiettivo di guadagnare consensi durante le elezioni. A peggiorare il quadro è che nella stragrande maggioranza dei casi, i controlli della spesa pubblica sono stati circostanziati e mai è stata svolta un’accurata attività di valutazione degli effetti, con il perverso risultato di aver speso miliardi di euro senza aver conseguito obiettivi di crescita. Questa pratica non è stata, evidentemente, efficace per risolvere le sfide strutturali a lungo termine dell’economia, della demografia e della società calabrese».

A questo fenomeno che sembra generalizzato si somma quello dell’esodo che sembra inarrestabile. Crede che ci sia una perdita di fiducia nel futuro della regione?
«È indubbio che l’esodo persistente dalla Calabria sia alimentato dal clima di sfiducia sul futuro della regione. Questo fenomeno è causato dalla mancanza di opportunità di crescita professionale nel settore privato. Senza cambiamenti significativi nella capacità di creare ambienti produttivi in grado di attrarre nuovi investimenti, è estremamente probabile che la tendenza all’esodo e alla perdita di fiducia continui, con gravi conseguenze per lo sviluppo regionale. Coloro che non hanno vincoli di mobilità e vivono in condizioni di estremo disagio, così come coloro che hanno specifiche ambizioni professionali, tendono ad emigrare alla ricerca di posizioni lavorative più stabili e più vantaggiose.

Ed il quadro sembra essere ancora peggiore per le aree più interne. Quelle ultraperiferiche della Calabria. Qui la speranza sembra essere proprio svanita. Ci si deve arrendere a questa tendenza o si può fare ancora qualcosa?
«È innegabile che lo spopolamento abbia colpito pesantemente le aree interne della Calabria: (-11% dal 2010 al 2020), con conseguenze molto gravi che investono finanche la salvaguardia del territorio. Tuttavia, restringere l’attenzione alle aree interne rischia di essere poco utile e genera distorsioni nella formulazione di azioni di intervento. Infatti, lo spopolamento della Calabria è un fenomeno che dipende inequivocabilmente dalla bassa crescita di tutta la regione. La riduzione della popolazione osservata dal 2000 al 2020 in alcuni comuni segnala che il problema non è specifico delle aree interne: Cosenza -13.28%; Catanzaro -11,76%; Reggio Calabria -5.26%, Soverato -15,49%; Vibo Valentia -8.16%; Locri -10.17; Palmi -8.27%; Cittanova -8.78%; Scilla -13.9%; Paola -16.08%; Cutro -14.41%; Trebisacce -4.91; Lamezia Terme -4.65%. In termini assoluti, la diminuzione dei residenti registrata in questi 14 comuni è pari a poco meno di 46mila abitanti, ossia il 30% del totale regionale (da 2mln a 1,85 mln). In tali circostanze, concentrarsi esclusivamente sulle aree interne rischia di limitare la portata delle politiche volte a contrastare lo spopolamento e non consente di affrontare in modo adeguato i vincoli alla crescita che influenzano tutto il territorio calabrese. Un esempio tangibile di tutto ciò è la scarsa efficacia della Strategia nazionale per le aree interne, che in Calabria ha finora stimolato molti dibattiti tra accademici e stakeholders nazionali e locali, ma che nella realtà non ha generato alcun risultato concreto. A mio parere, è inutile immaginare di far ripartire le aree interne senza affrontare in modo sistematico i vincoli che alimentano la bassa crescita di tutta la regione».

Quel che colpisce è anche la fuga dei giovani dal Mezzogiorno e dalla Calabria. Ma anche dagli Atenei. C’è una sorta di cannibalismo delle università del Centro-nord. Non c’è fiducia nel sistema formativo calabrese da parte degli studenti?
«Sì, l’emigrazione giovanile è ampia e in crescita, soprattutto verso l’estero. Nel 2022, i calabresi con un’età compresa tra 18 e 39 anni che hanno trasferito la residenza fuori la Calabria sono pari a 13.996 (+24% rispetto al 2010). Di questi, 2.519 sono andati all’estero (+140% rispetto al 2010) e 11.477 in altre regioni italiane (+11%). Questa fascia di età assorbe il 60% dei cambi di residenza totali. Si tratta della parte più dinamica della forza lavoro che il sistema delle imprese regionali non riesce a trattenere, a causa della risibile densità imprenditoriale. Sull’attrattività del sistema delle università calabresi, occorre però precisare che i numeri degli iscritti segnalano, in alcuni casi, comportamenti virtuosi. Per esempio, dal 2019-20 al 2023-24 le immatricolazioni all’Università della Calabria sono state sempre in crescita, così come in altri due atenei italiani (Pavia e Parthenope). Inoltre, la crescita cumulata degli iscritti (+23%) è la più elevata tra le università statali del Sud. È pur vero, però, che il sistema universitario calabrese soffre la perdita di iscrizioni nel passaggio alle lauree magistrali, soprattutto perché i costi di ricerca di lavoro dopo il conseguimento del titolo sono più bassi nelle regioni centro-settentrionali rispetto a quelli che si sperimentano in Calabria. In presenza di una ristretta base produttiva, che diventa risicata nei settori ad elevato utilizzo di capitale umano qualificato, è difficile pensare che tutti i laureati calabresi trovino lavoro in posizioni coerenti con gli elevati standard formativi conseguiti durante gli studi universitari. Di fatto, molti che studiano fuori regione anticipano l’emigrazione. È utile anche dire che questo processo è stato accelerato dalla riforma 3+2 del sistema universitario italiano».

La Calabria inoltre non riesce a beneficiare dei flussi migratori che provengono da fuori del Paese. A differenza di altri territori che hanno in qualche parte compensato quel crollo. Come si giustifica?
«Vero, le stime dell’Istat indicano che nel 2023 in Calabria il tasso migratorio estero è stato del 5.9 per mille, appena sufficiente a compensare il tasso di migrazione verso altre regioni. Tuttavia, risulta sorprendente che ci si meravigli di un fenomeno così semplice da spiegare: se il mercato del lavoro non riesce ad assorbire tutti i disoccupati calabresi, perché ci meravigliamo che i flussi migratori netti dall’estero siano molto bassi? Per quale motivo dovremmo attenderci il contrario?».

bruxelles unione europea
Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea

A fronte di questi dati, cosa è possibile mettere in campo per cercare di invertire il trend negativi?
«Finora abbiamo discusso di un variegato insieme di elementi che caratterizzano le dinamiche demografiche, sociali ed economiche della Calabria. Credo che la bassa natalità, l’emigrazione, gli squilibri territoriali dello sviluppo (aree interne versus aree urbane), l’emigrazione giovanile, la disoccupazione e i bassi flussi migratori dall’estero abbiano la stessa causa: la debolezza dell’economia della Calabria. Nulla di nuovo, ma l’aggravante è che nel corso degli ultimi decenni si è creato un ambiente in cui la crescita economica è stata ostacolata, piuttosto che favorita, con il risultato che la Calabria è oggi collocata in coda alla classifica europea della ricchezza per abitante. La prospettiva sarebbe positiva se riuscissimo a gestire in modo efficiente i fondi destinati alla Calabria fino al 2027. Tuttavia, il rischio di un altro fallimento è tutt’altro che trascurabile, poiché manca un impegno congiunto e coordinato tra le istituzioni locali, regionali e nazionali. Questo coordinamento è essenziale per dotare la Calabria dei requisiti necessari per una crescita duratura, quali, per esempio, la qualità istituzionale e l’efficienza nell’offerta di servizi pubblici, la certezza del diritto e le infrastrutture di base. Colmare questi ritardi, ovvero soddisfare le precondizioni dello sviluppo, deve diventare la priorità nell’agenda delle politiche economiche dei prossimi cinque anni. In caso contrario, la Calabria sarà destinata a diventare sempre più piccola, sempre più povera e sempre più assistita». (r.desanto@corrierecal.it)

Leggi anche:
Gaudio: «Rilanciare le aree interne? La Calabria non parte da zero»
Licursi: «I giovani non vogliono abbandonare i paesi. Ma servono politiche mirate»
Teti: «Restare in Calabria? È un’idea “politica”, sociale ed etica»Cersosimo: «Il futuro della regione? Un laboratorio di sviluppo sostenibile»
Cuteri: «Il riscatto della Calabria? La “bellezza” da sola non basta»Nava: «Aree interne? In Calabria occorre chiudere un libro ed aprirne un altro»
De Rose: «Il rilancio delle aree interne? Il riscatto dal turismo sostenibile»

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x