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il giorno del ricordo

«Il vero fine pena mai ce l’abbiamo noi». Il dolore del papà di Filippo Ceravolo e quella promessa fatta al figlio 14 anni fa

Per la prima volta, il ricordo del 19enne arriva dopo gli arresti dei presunti assassini. Papà Martino racconta il dolore e quella promessa fatta sulla bara bianca del figlio

Pubblicato il: 25/10/2026 – 6:59
di Marco Russo
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VIBO VALENTIA Un dolore infinito e una promessa, fatta il giorno del funerale: scrivere dove oggi Filippo riposa che giustizia è stata fatta. A 14 anni esatti di distanza dal drammatico giorno in cui venne ucciso suo figlio, Martino Ceravolo racconta al Corriere della Calabria la rabbia e il dolore vissuti in questi anni, dedicati alla ricerca di giustizia e verità per l’omicidio del 25 ottobre 2012. Quella sera, intorno alle 22, suo figlio Filippo, appena 19enne, si ritrova in mezzo ad una sparatoria di ‘ndrangheta in cui non c’entrava niente: il vero obiettivo dell’agguato si trovava al suo fianco, nella macchina con la quale aveva offerto al giovane di Soriano un passaggio. Ma Domenico Tassone restò illeso e Filippo fu raggiunto dai colpi di fucile sparati dai killer: due lo colpirono alla testa, uccidendolo.

Un dolore che non passa mai

«Il dolore non passa mai. Non è facile andare avanti quando ti viene a mancare un figlio» racconta ai microfoni del Corriere della Calabria a 14 anni di distanza Martino, il papà di Filippo. Alle sue spalle la foto, onnipresente, del volto di Filippo. Questo è il primo anno dall’omicidio in cui il 19enne sarà ricordato con un pizzico di giustizia in più: lo scorso aprile, infatti, nell’ambito di un’operazione più ampia, la Dda di Catanzaro ha arrestato i suoi presunti assassini, ricostruendone nel dettaglio l’agguato. Per gli inquirenti, avrebbero avuto un ruolo diretto nell’agguato Giovanni Alessandro Nesci e Nicola Ciconte, mentre Bruno Lazzaro avrebbe fornito supporto logistico. Il movente sarebbe legato, come ipotizzato, ad una faida di ‘ndrangheta in cui, però, Filippo non c’entrava nulla.

«Noi siamo i veri ergastolani»

L’operazione, quel giorno, è stata accolta da Martino con gioia: «Finalmente ho nomi e cognomi» urlò il giorno degli arresti. Sei mesi dopo, si dice più sereno, anche se «non ha comunque vinto nessuno. Se n’è andato un ragazzo di 19 anni e mi auguro che al processo i giudici penseranno a lui come se fosse un loro figlio». «Noi – aggiunge Martino – siamo i veri ergastolani, il fine pena mai ce l’abbiamo noi, non loro». Martino chiede certezza della pena e ringrazia ancora una volta chi ha lavorato all’operazione: «Le indagini sono state lunghe e impegnative, mi auguro che gli assassini la pagheranno, mi auguro certezza della pena e che dovranno fare i conti anche con la giustizia divina. Un ragazzo di 19 anni è stato massacrato». «Non avevamo dubbi che stavano lavorando, abbiamo visto la professionalità della Dda, della Polizia, Carabinieri di Vibo, del Procuratore. Sono stati sempre vicini a noi, alla fine chi commette omicidi come questo paga» ha aggiunto.

Il messaggio ai familiari che attendono giustizia

Per questo, ai familiari di vittime innocenti di ‘ndrangheta che ancora oggi attendono giustizia o non hanno un corpo su cui piangere, Martino rivolge un messaggio di speranza: «A loro dico di avere fiducia. So che è dura, come lo stato per noi per 13 anni e mezzo. Ma da un momento all’altro possono ricevere una sorpresa come è successo a noi». L’importante è continuare a parlarne, nonostante il dolore: Non è facile vivere senza un figlio. Quando ti ritrovi a passare Natale o le feste senza di lui, sorridi, ma dentro nascondi un dolore che non se ne va. Mia figlia ha sofferto di depressione, mia moglie è stata salvata quando nel 2016 l’inchiesta era stata archiviata. Oggi raccontiamo la storia di Filippo in tutta Italia, andiamo nelle scuole insieme a Libera, portiamo la nostra testimonianza». La famiglia Ceravolo continuerà a inseguire la giustizia fino in fondo, Martino custodisce ancora quella promessa fatta 14 anni fa: «Quando Filippo è stato ucciso gli abbiamo fatto una promessa sulla bara bianca, di poter scrivere “Giustizia è fatta” dove oggi riposa. Mi auguro di poterlo fare presto». (m.russo@corrierecal.it)

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